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uve e vino del vesuvio

Il Vesuvio non è solo il vulcano piú famoso del mondo; esso è, seppure in parte, anche terreno coltivato. Difatti, nelle zone piú basse e pianeggianti si producono ortaggi, vedi fave e piselli per lo piú, mentre nelle zone piú alte, allorché aumentano le pendenze, troviamo il pomodorino, quello del piennolo per intenderci, l’albicocco, l’olivo e la vite che, e non poteva essere altrimenti, vista la notorietà e la fama del vino che da essa ha origine, va a formare e costituire i vigneti DOC .

Si parlava deIla notorietà del vino prodotto in quest’area che è da sempre famoso. Tanti scrittori, iniziando dai latini (Plinio il Vecchio, Catone, Columella e altri) scrissero dei vini del Vesuvio. Marziale (I sec d.C.) scrisse: «Haec iuga quam Nysae colles plus Bacchus amavit» (Bacco amò queste colline piú delle native colline di Nisa); è lo stesso vino che il Chiabrera definí «Ambrosia del cielo». Arrivando a scrittori a noi piú vicini, come Curzio Malaparte che nel suo romanzo La pelle (1949) per parlare del vino del Vesuvio si riaffaccia alle tante leggende, ma conoscendo anche la realtà, a proposito di questo vino scrive:

«…sfuma in soavissimi aromi di erbe selvatiche, ha il colore misterioso del fuoco infernale, il sapore della lava, dei lapilli e della cenere che seppellirono Ercolano e Pompei; bevete, amici, questo sacro antico vino».

Oggi parliamo del vino «Doc Vesuvio», difatti il vino del Vesuvio è stato riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata nel 1983 (DPR 13 gennaio 1983). L’area di produzione e la piú vocata è quella collinare; di essa fanno parte gli interi territori dei comuni di Boscotrecase, Trecase e San Sebastiano al Vesuvio; entrano, comunque, nella stessa area produttiva parte dei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Pollena Trocchia, Massa di Somma, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana. Questi Comuni, eccezion fatta per Portici e Cercola, sono inglobati nel Parco nazionale del Vesuvio.

Piú di qualcuno, certamente non addetto ai lavori, non riesce a spiegarsi il fenomeno dei vini del Vesuvio. Fenomeno che esiste ed è la conseguenza di fattori che, messi insieme, portano all’eccezionalità del prodotto finale. I francesi parlano di terroir, noi invece parliamo di ambiente, di territorio, di varietà di viti, di tradizione e di impagabile ed impagata passione che gli operatori del settore, a cominciare dai contadini per finire ai produttori dei vini, nutrono per il loro prodotto, per la propria terra, per le loro origini.

Tra i tanti fattori concorrenti a rendere famoso e piacevole questo vino voglio parlare, anche se brevemente, delle viti da cui viene ottenuto. Se parliamo di vino bianco esso si produce dalla trasformazione dal Caprettone, minimo 80%, come determinato dal disciplinare della DOC, dalla Falanghina, dal Greco e da altre uve presenti nei vigneti che tutte insieme e/o singolarmente possono raggiungere un massimo del 20%.

Il vino rosso e/o rosato, invece, sempre nel rispetto del disciplinare DOC, deve essere prodotto dalla vinificazione delle uve Piedirosso, minimo 80%, da Aglianico, Olivella e con la presenza di altre uve, sempre a bacca rossa e tradizionalmente coltivate nella zona, che possono raggiungere un massimo del 20%.

Prima ancora di entrare nel dettaglio delle caratteristiche enochimiche e di gusto che connotano questi vini, è obbligatorio parlare delle nostre uve e ciò in special modo perché, oggi come non mai, tutti celebrano i vini ottenuti da monovitigni e tantissimi celebrano la bontà degli stessi perché ottenuti da uve autoctone.

Il Piedirosso (Palammina e/o Per’ e’ palummo) è l’uva presente in tutti i vigneti della Campania ed è una cultivar verso la quale si stanno orientando altre regioni. Questa uva, con il nome di Ottavianiello entra nel disciplinare della produzione della DOC Squinzano rosso. Identico discorso vale per l’Olivella che con la individuazione di Olivella di Esperia connota un vino rosso DOC del Frusinate.

Per quanto attiene le uve bianche, al di là della Falanghina (forse il vino campano piú presente sulle tavole regionali e non) la riscoperta della quale sta orientando la scelta di tanti operatori nazionali, bisognerebbe parlare un poco di piú del vecchio Greco di Somma.

Sempre per le uve a bacca bianca, nella nostra area di produzione, specialmente in alcune zone, è coltivata la Catalanesca; questa è un’uva che merita, anche se in modo succinto, un trattamento particolare. A tal proposito, dopo aver detto che il Se.Si.R.Ca. – struttura regionale preposta a tanto – già ha iniziato delle ricerche, per  individuare tra tante varietà locali, tra cui la Catalanesca verace e la Giammiello che spiccano su tutte, quali di esse sono da classificare ancora come uva da mensa e quali come uva da vino. Certo è che i produttori di Catalanesca, che la vinificano in purezza, allorché si orientano verso le tecnologie appropriate riescono ad ottenere un buon prodotto in special modo se vanno a produrre dei vini mossi a fermentazione naturale.

Il vino Vesuvio è la base Doc; il Lacryma Christi del Vesuvio è la qualità superiore. Tanto il vino Vesuvio quanto il Lacryma Christi possono essere bianchi, rosati e rossi. Quello che distingue le due tipologie oltre alla resa di trasformazione delle uve in vino, 70% per il Vesuvio e 65% per il  Lacryma Christi, è la gradazione alcolica del prodotto commerciabile. Per il Lacryma Christi la gradazione alcolica non può essere inferiore a 12 gradi. Gradazioni alcoliche inferiori (comunque non al di sotto di 11 gradi per il bianco e di 10,50 per il rosso) portano all’etichettatura del prodotto come Vesuvio.

È possibile anche produrre vino passito e vino spumante; ad onor del vero, queste due tipologie non trovano molti proseliti e sono scarsamente presenti sul mercato di consumo. Il gusto dei vini bianchi è pieno, morbido, leggermente sapido mentre i profumi danno sentori di frutta bianca e di essenze vesuviane. I vini rossi si connotano per i profumi di frutta rossa, morasca, ciliegia e pesca, e per il gusto levigato, lungo, caldo e persistente.

Amodio Pesce

Per approfondimenti: Strada del vino Vesuvio e dei prodotti tipici vesuviani