City Limits

Tema

tracciati

le acque del vesuvio: i percorsi

il lagno di Trocchia

Si sviluppa, complessivamente, dalla quota di circa 800 m. s.l.m. sino alla confluenza con il lagno di Pollena, in località Cozzolino, dove si versa nell’Alveo Comune. Esso percorre il territorio dei comuni di Pollena Trocchia e di Sant’Anastasia. A partire dalla via Trinchera, a Pollena Trocchia, si giunge ad un bivio e si percorre una stradina sulla destra. All’improvviso ci s’immette in un largo canale, pavimentato in pietra lavica e dotato di muri di sponda, in parte modificati da parte dei residenti. L’alveo è percorribile per circa 1.500 m., dai confini con l’abitato di Trocchia (dov’è realizzata una discutibile struttura d’interramento) sino al vallone La Zazzera. Risalendo il corso dell’alveo, s’incontrano numerose catene di fondo, dell’altezza media di m. 1,5 con rampa di servizio. Alla confluenza con il lagno Re delle Vigne è presente una briglia di salto con catena lunga circa 60 m. Per consentire l’utilizzo pedonale dei tracciati dei canali di bonifica e per scongiurare i pericoli derivanti dalla circolazione nelle ore notturne, sono stati realizzati dei parapetti in corrispondenza dei salti delle catene. Da questo luogo si può risalire l’affluente Re delle Vigne, dove, nel tratto iniziale, si può ammirare un austero rivestimento perfettamente conservato; quindi esso s’incontra l’altro affluente Sant’Angelo, dagli interessanti spunti naturalistici. Sul lagno Re delle Vigne è collocata un’altra briglia, ad argine semplice con stramazzo, dotata di una lunga rampa di servizio. Tornando sul Trocchia, a quota superiore, è situata la briglia a quattro salti successivi, delle dimensioni di circa 15 m. di lunghezza per 10 m. d’altezza, provvista di un ampio bacino di sedimentazione. Proseguendo la risalita, s’incontra l’altra briglia a quattro salti con rampa di servizio, quasi del tutto integra. Prima dei lavori di ripristino, l’alveo versava in condizioni igienico-sanitarie a dir poco immonde: un sensibile innalzamento della quota di scorrimento delle acque, a volte anche di 6÷8 m., dovuto ai cospicui accumuli di sabbia e spazzature (tra le quali rottami ferrosi, carcasse d’auto, ecc.), la rigogliosa vegetazione che pervadeva le briglie montane, le difformità con lo stato di fatto originario operate da parte dei privati hanno reso prioritario un lavoro di ripulitura piú che imponente.

il lagno di Pollena

Al Pollena si accede liberamente dalla piazza Amodio (Pollena Trocchia), in corrispondenza dell’immissione sotterranea presso il centro abitato. Anche il Pollena, come tutti i torrenti della falda occidentale del Somma-Vesuvio, confluisce nell’Alveo Comune. Il tratto percorribile, che ricade nel territorio comunale di Pollena Trocchia, è compreso tra l’insediamento urbano alla quota di 150 m. s.l.m. e le quote collinari di circa 200 m. s.l.m. La sua lunghezza è di m. 750 per una larghezza media oscillante dai 5 ai 9 metri, con muri di sponda di altezza di circa m. 1,5 ed un dislivello totale del tratto di circa m. 55. Le già precarie condizioni di manutenzione dell’alveo sono ulteriormente vanificate dalla presenza, alla destra idraulica, di una pista asfaltata, collegata alla viabilità urbana, che occupa per circa la metà della sua larghezza il fondo di scorrimento del canale, alterando le condizioni di deflusso nell’alveo rispetto a quelle originali. La scarsa assorbenza del manto bituminoso e le differenti caratteristiche di scabrezza del fondo complicano ogni possibilità di trattenimento delle acque, poiché la parte asfaltata ha condizioni di deflusso piú veloci rispetto a quella naturale. Inoltre le acque tendono a sversarsi nella parte primitiva ed a defluire verso lo scatolare in cemento armato, che sottopassa piazza Amodio. Complessivamente sono presenti 9 tra briglie e salti. Nel primo brano l’alveo, che ha una larghezza dai 5 ai 9 metri, è parzialmente spondato con muri di sostegno in pietra lavica ed è dotato di 5 catene di fondo. Nel secondo brano, privo delle sponde, esistono due grandi briglie di salto con vasca di sedimentazione. Piú a monte, tra ulteriori testimonianze di entropica devastazione, una piccola associazione locale ha realizzato dei manufatti minimali di arredo, con l’intenzione di segnalare il “portale” di accesso al parco nazionale del Vesuvio. Anche in questo caso si è rilevato il precario stato igienico sanitario in cui versava l’alveo prima degli interventi per l’eccessiva quantità di materiale ivi accumulata e per gli arbitri clamorosi dell’edificazione illegale. I soverchi stravolgimenti della regolarità di deflusso hanno indotto a segnalare alle autorità competenti il potenziale stato di pericolo ed a sollecitare le opportune indagini specifiche. Per restituire alle sue funzioni ed agli abitanti un’opera pubblica, storica e socialmente utile, come già rilevato, occorre tanto lavoro ancora da fare.

l’alveo Molaro

Il Molaro si sviluppa, per gran parte, nel territorio comunale di Massa di Somma e, per brevi tratti, nei comuni di Pollena Trocchia e di Sant’Anastasia. Le acque del lagno, dopo la confluenza con il Pollena, affluiscono nel Trocchia. Al Molaro si accede dalla via Veseri, in corrispondenza dell’immissione nello scatolare interrato, dalla via vicinale Castelluccia e dalla via vicinale Sciuscella. Il tratto oggi nuovamente percorribile è sito tra l’abitato di Massa di Somma e la quota di 360 m. s.l.m., si sviluppa per una lunghezza di circa m. 1.400 per una larghezza media tra i 7 e gli 11 metri, coprendo un dislivello di m. 135. I muri di sponda sono mediamente alti m. 1,5; briglie e salti visibili sono in numero totale di 18. Nel primo brano l’alveo, che ha una larghezza dai 6 agli 8 metri, conserva in gran parte le sponde in pietra lavica ed è dotato di 7 catene di fondo e briglie di salto con rampa di servizio laterale a scivolo, di lunghezza oscillante tra i 5 ed i 7 m. e dislivello di circa 1,8 m. In corrispondenza della masseria Rendita è visibile la briglia H, con rampa di 35 m. e dislivello di circa 6 m., per gran parte ricostruita. Il secondo brano, privo delle sponde, è invaso da una grande sedimentazione di masse sabbiose, mentre il percorso attraversa luoghi di suggestiva bellezza paesaggistica. I manufatti quivi presenti sono stati rinvenuti quasi totalmente ricoperti da sabbia e spazzature. Il terzo brano mostra un brusco incremento delle pendenze relative ed è costellato di grandi briglie di tenuta montana, alcune con rampa di servizio lunga anche 60 m. Una di esse è dotata di due rampe e tre vasche, una delle quali d’accumulo. Altre briglie, devastate dall’irruente vegetazione, coprono un dislivello di circa 12 m. con rampa da 50 m. Piú d’una di esse era invasa da coltivi o manufatti realizzati arbitrariamente dagli autoctoni. Nel tratto a monte, a quote superiori ai 300 m. s.l.m., il Molaro si perde tra l’esuberante vegetazione vesuviana, la quale cela ancora la maestosa presenza d’altre tre grandi briglie (non ancora riattivate) e di numerosi salti di trattenimento. Insieme al precario stato igienico sanitario e l’abnorme quantità di detriti e di sabbia accumulatasi nel letto dell’alveo (circa 13.000 mc.), alcune strutture hanno parzialmente snaturato i luoghi, mentre per alcuni manufatti prospicienti l’alveo, di discreta valenza architettonica, è ragionevolmente prevedibile il restauro ed il riuso come presidio di controllo e manutenzione del lagno e come punto di ristoro ed informazioni per gli escursionisti del Parco nazionale del Vesuvio.