City Limits

la paura che non c’è

«Avite visto ‘o Vesuvio?» una luce attraversa i suoi occhi, dal finestrino ha scorto il vulcano, è a casa! In quella casa, nella cui cantina, il nonno custodisce -gelosamente- bottiglie impolverate di catalanesca. Ma lui, il ragazzo non lo sa cos’è la festa delle lucerne. Non la sente piú la paura del vulcano e, nei suoi riti collettivi, non ha piú bisogno di esorcizzarla. Ma di esorcizzare la paura di non essere adeguato, di questo sí che ha bisogno.

«Sono bello professore’?». E intanto lui si preoccupa perché non lo sa se, nel negozio giusto, ha comprato la maglietta giusta per lui. Il padre ha fatto i soldi e ha spazzato via dalle scarpe la polvere sporca; ma «’o guaglione vo’ ‘a brasciola» e non la mangia la fettina che ha nel piatto. Fuori dalla sua terra non osa accontentarsi e, allora, va da Spizzico a mordere il suo rassicurante rituale. Le mamme, con i vestiti belli -non piú della domenica- li stanno aspettando ‹per sapere com’è andata›. E come è andata? l’oggetto piú rassicurante, il prolungamento della loro mano, nel quale si specchiano per avere conferma di essere i piú belli del reame, è stato custodito -gelosamente- sempre.

Il silenzio degli adulti, da un lato, e la scienza, dall’altro, li hanno rassicurati e la paura del vulcano non c’è piú e, con essa, la regola: il timore incute rispetto. Questo disconosciuto pericolo, questa memoria che naufraga nel mare dell’oblio non ha ancora i suoi costumi, non ha ancora le sue forme. «Gli uomini somigliano piú ai loro tempi che ai loro padri», recitava Marc Bloch riprendendo un vecchio detto popolare, e questo tempo che non riconosce piú il senso della morte scorre senza misurare.

Leopardi sente l’odore delle ginestre, si fa accecare dal giallo dirompente sul bruciato nero e, come in un’epifania, avverte l’odore della vita. Se a Somma Vesuviana, a Cercola o a Sant’Anastasia vuoi acquistare i Canti di Leopardi devi prima comprare un biglietto della Circumvesuviana. E se una scrittrice famosa, a Terzigno, presenta uno dei suoi libri i ragazzi in piazza non lo sanno dov’è l’associazione culturale.

La mentalità si muove piú lenta di una lumaca e l’uomo che schizza in orbita cerca ancora il suo re taumaturgo. Recuperare la memoria di una terra che può ancora tremare ed infuocarsi inghiottendo tutto quanto, potrebbe essere l’unica via percorribile per dare voce e forma a quanto si asconde nelle orbite del sentire piú istintivo. Forgiare la consapevolezza del gusto, significare la voglia di correre sul Ciglio per catturare sulla pelle quello stesso sole che matura il succo delle loro albicocche, ripercorre le tracce del DNA per riconoscere un’identità che sembra negata, sarebbe mettere nelle loro mani la possibilità e la concretezza di sentirsi veramente a casa per uscirne fuori e vedere l’altro.

 

Mariaelena Lazzaro