City Limits

il vesuvio per caso?

riflessioni di un vulcanologo

Il dibattito sulla previsione della prossima eruzione del Vesuvio va ben al di là delle mere considerazioni di carattere vulcanologico. Si tratta di un problema che riguarda le scienze e la società in generale. Se il XIX secolo è stato quello della chimica, il XX quello della fisica, il XXI sarà quello del caos, inteso nella sua accezione scientifica. Alle nostre spalle c’è la scienza hard predittiva ad andamento lineare, davanti a noi quella soft con esiti quantistici e caotici non predittivi. Qualcuno si starà chiedendo cosa c’entra tutto questo con il Vesuvio? Mi verrebbe di rispondere con altre domande: il destino degli uomini è soltanto una chance casuale? Da cosa dipende? Dal caos? La scelta di vivere in un’area a rischio produce la probabilità che un evento distruttivo modifichi radicalmente il corso delle cose. Ma quanto è probabile che un tale evento, un’eruzione nel nostro caso, si verifichi? Vorrei essere ottimista e dire che è improbabile, ma sono anche un uomo di scienza, non un poeta, purtroppo, né un romanziere, e devo ricordarmi prima di tutto che anche gli eventi improbabili sono una certezza, da un punto di vista numerico.


Saper prevedere con esattezza è raro, ma con il senno di poi gli eventi improbabili piú incredibili sono una realtà. Se prima del 26 dicembre 2004 avessi raccontato in giro che un terremoto a largo delle coste asiatiche avrebbe causato uno tsunami di proporzioni bibliche, devastando buona parte delle coste dell’oceano indiano e causando oltre 300.000 morti, mi avrebbero riso dietro, forse neanche io ci avrei creduto; ma non devo cadere in questi errori, perché devo sapere che anche il piú improbabile degli eventi può accadere. In America si verificano quasi 300 volte al giorno avvenimenti dati ad una probabilità su un milione. Cosa voglio dire con questo? Vorrei sapere qual è, secondo i vesuviani, la probabilità che nel corso della loro vita si verifichi un’eruzione al Vesuvio e come si pongono di fronte a questo fatto.

Potremmo porre il problema in termini di “coincidenze significative” per dirla come Jung agli inizi del Novecento, o utilizzare la definizione di Schopenhauer di simultaneità di eventi casualmente sconnessi o di sincronicità degli eventi come elaborò il premio nobel per la fisica Wolfgang Pauli. Ad esempio le coincidenze significative vengono sperimentate tutti i giorni come i casi strani della vita. Di fronte a tali coincidenze o si accetta la loro esistenza come effetto di fenomeni fisici casuali o di fenomeni paranormali, oppure si rimuovono. Tralasciando il paranormale, che non ha un fondamento scientifico, dirò allora che i fenomeni caotici producono le coincidenze significative o la simultaneità di eventi casualmente sconnessi. È per questo motivo che non riusciamo a prevederli, se cosí fosse potremmo evitare tanti piccoli guai della vita ma anche grandi sventure.

Ma il Vesuvio non è per caso, sta lí per un motivo, anzi per una causa, che dipende dai processi geodinamici che avvengono tra mantello e crosta terrestre, a centinaia di chilometri di profondità. È un fatto visibile, palpabile con mano, invocabile dalla storia del vulcano. Se la prossima eruzione del Vesuvio sarà una coincidenza significativa colpirà inaspettatamente, e vorrà dire che ci si è posti il problema in maniera sbagliata. Ma ciò non potrà mai accadere se razionalità e buon senso prevarranno sul resto, perché se qualcosa ha una causa evidente dovremmo accorgercene e se questo qualcosa è un’eruzione vulcanica sarebbe un paradosso non accorgersi prima che esiste il Vesuvio.

Stefano Carlino